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La Storia
Una processione “rivoluzionaria”
Quella di Talsano è una processione singolare anche per altri aspetti. I confratelli non sono scalzi, ad eccezione dei due crociferi. Le troccole sono due, una per Confraternita. A Talsano le gare non si fanno: a confratelli e parrocchiani vengono consegnate delle buste nelle quali riporre libere offerte per pagare le bande. Altro elemento distintivo, la partecipazione dei parrocchiani non confratelli. Vengono scelti dal parroco tra chi frequenta la chiesa più assiduamente e partecipa alla vita della parrocchia. Aiutano i confratelli a portare le statue. E lo stesso discorso vale per i confratelli. Anche tra loro c’è una specie di rotazione. I partecipanti alla processione del Venerdì Santo vengono scelti su indicazione del parroco, in base alla loro condotta. Il principio è lo stesso:devono frequentare la chiesa. Don Michele ha voluto abbandonare anche la visione che definisce“maschilista”. Dall’anno scorso 16 consorelle, due per statua, accompagnano la processione. Una visione corale dei Riti contraddistingue il Venerdì Santo talsanese.
L’Addolorata incontra Cristo morto
Non solo Taranto ha i suoi “misteri”. Nelle sue immediate vicinanze, e in provincia, sono diverse le Confraternite che organizzano cortei processionali per la Settimana Santa. Dal 2007 la processione del Venerdì Santo che si svolge alle porte di Taranto, a Talsano, ha assunto un significato particolare. Lungo il percorso c’è un incontro carico di emozione: quello tra la statua che raffigura la Madonna Addolorata e il Cristo Morto. Una novità che ha “rivoluzionato” lo svolgimento della processione, differenziandola dalle altre. «Fino al 2006 – spiega il parroco della chiesa “Madonna del Rosario” don Michele Colucci – le processioni erano due. Quella dell’Addolorata, la via Matris, si svolgeva il venerdì precedente alla domenica delle Palme. A meno di una settimana di distanza, c’era quella dei Misteri». Nel ‘95 la Confraternita del Rosario riprende l’antica consuetudine della processione dell’Addolorata del venerdì di passione. Fino al 2006. Con l’arrivo di don Michele le cose cambiano. «Mi sono chiesto che senso avesse fare due processioni simili a breve distanza l’una dall’altra. E così, seguendo il chiaro pronunciamento del Consiglio pastorale, dal 2007 abbiamo fuso le due processioni in quella del Venerdì Santo». La processione ha subìto una vera rivoluzione. Alle 17 del Venerdì Santo dalla chiesa del Carmine escono le 7 statue (prima erano 8, con quella dell’Addolorata) che si allineano lungo corso Vittorio Emanuele, il corso principale. Trascorsa un’ora ed un quarto circa, dalla vicina chiesa del Rosario esce la statua dell’Addolorata che va incontro al Cristo Morto. A questo punto il corteo diventa unico. Le otto statue sono portate in processione dai confratelli del Rosario e del Carmine. Gli abiti di rito con mozzette diverse si fondono in un unico corteo. La processione prosegue lungo il corso fino alla chiesa della Madonna di Fatima, dove, intorno alle 20,30 si effettua una statio di mezz’ora. Il corteo riprende e percorre il tragitto al contrario. Le statue giungono al Carmine; l’Addolorata percorre l’ultimo tratto fino al la chiesa del Rosario accompagnata da tutti i confratelli.
Lama rivive la Calata dei Magi - Anno 2010
La storia dei Magi, una tradizione antica che si rinnova anche quest’anno. Mercoledì 6 gennaio, la contrada di Lama tornerà ad animarsi per ospitare uno dei momenti salienti delle festività natalizie. La Parrocchia Regina Pacis ripropone la Calata dei Magi. Il testo della recita nel suo nucleo centrale è antichissimo e si ispira al Vangelo della nascita e ai testi apocrifi sull’infanzia di Gesù. Viene interpretato con religioso trasporto da piccoli e grandi che, per l’occasione, si trasformano in attori. Negli anni sessanta sono state fatte delle integrazioni ed è stato aggiunto l’episodio della fuga in Egitto che consente di dare voce anche a Giuseppe e Maria fino ad allora silenziosi ed estasiati testimoni del grande mistero, dando al finale un tocco di grande intimità e tenerezza. L’appuntamento è per le ore 19 davanti al sagrato della chiesa Regina Pacis. Ma le iniziative partono dal mattino, quando alleore 8 si muoverà la banda per i quartieri. Alle 12 ci sarà l’asta tra le sette diverse contrade (Bellatrase, Capitignano, Carelli, Faito, Battaglia, San Domenico e Tre
Fontane) per l’aggiudicazione della statua del Bambino. Alle 15.30 la processione ed alle 18 la Santa Messa. In serata, alle 20, spettacolo musicale dei “Nottetempo” eper finire fuochi pirotecnici. Alla Calata dei Magi è come sempre abbinata una lotteria. L’estrazione dei biglietti vincenti avverrà alle ore 12 del 10 gennaio. Tra le altre iniziative anche il concerto gospel che si terrà il 4 gennaio in chiesa ed il mercatino dell’antiquariato e del collezionismo il 5 gennaio nella stessa zona.
DA OLTRE CENTO ANNI NEL SEGNO DELLA TRADIZIONE (Dossier Regina Pacis)
Le testimonianze più antiche fanno risalire "La Calata dei Magi" a Lama, precisamente nella masseria "La battaglia", agli inizi del secolo nel contesto semplice della vita dei campi. Così lo studioso delle tradizioni popolari joniche, Alfredo Majorano, nel 1935 descrive lo scenario che fa da sfondo alla sacra rappresentazione: "La suggestiva rappresentazione ha per scenario il gruppetto di case bianchissime di Bellatrase, una piccola pineta (di fronte alla fattoria) che s'eleva col suo gran verde nell'azzurro, una distesa immensa di ulivi secolari a destra, e il golfo meraviglioso in fondo al quale Taranto appare come lontano e grande presepe".
Nel 2000, in occasione del nuovo millennio, si è voluto celebrare l'edizione centenaria, ma essa ha avuto un valore convenzionale perché è molto probabile che la tradizione sia ancora più longeva.
Lungo gli anni, la sacra rappresentazione si è arricchita dal punto di vista scenico, ma non ha smarrito l'intensità emotiva che accompagna l'arrivo dei "Sapienti d'Oriente" e il desiderio di trovare e adorare il "Divino Infante".
Il centro della scena è occupato da i tre Magi che, superato l'inganno di Erode, giungono davanti al Divino Infante, si prostrano adoranti e consegnano i doni spiegandone il significato. Melchiorre: "L'oro che ti ho donato, Gesù, è simbolo di carità"; Gaspare: "L'incenso che ti ho offerto è la figura della preghiera"; Baldassarre: "La mirra che ti ho offerto simboleggia la mortificazione, virtù sublime dei forti".
Il testo della "recita" nel suo nucleo centrale è antichissimo e si ispira al Vangelo della nascita e ai testi apocrifi sull'infanzia di Gesù, esso viene interpretato con religioso trasporto da piccoli e grandi trasformati in attori per l'occasione. Negli anni sessanta sono state fatte delle integrazioni ed è stato aggiunto l'episodio della fuga in Egitto che consente di dar voce anche a Giuseppe e Maria, fino ad allora silenziosi ed estasiati testimoni del grande mistero, dando al finale un tocco di grande intimità e tenerezza.
SVOLGIMENTO DELLA FESTA
Annunciata da colpi “oscuri”, alle 8 del mattino la banda percorre le strade delle contrade lamesi per introdurre i cittadini nel clima della festa.
A mezzogiorno sulla piazza della chiesa si tiene l’asta tra le contrade per l’aggiudicazione della processione di Gesù Bambino. Le contrade sono: Bellatrase, Carelli, Capitignano, Faito, Battaglia, Fontane, San Domenico. L’asta ha valore simbolico, non raggiunge cifre elevate, è solo un espediente per stimolare la partecipazione e suscitare emulazione ed entusiasmo tra gli appartenenti alle contrade; in verità, a partire dagli anni ’80, con l’arrivo a Lama di molte famiglie provenienti dalla città e da tante altre zone, il senso di appartenenza alla contrada è andato gradualmente scemando e resiste soprattutto tra i lamesi “doc”.
Alle 15 si svolge la processione di Gesù Bambino per le strade della contrada vincitrice dell’asta; da alcuni anni la processione ha assunto la forma di un corteo festoso con la partecipazione allegra e colorata di molti bambini e ragazzi.
Alle 17 comincia l’azione scenica con la partenza dei Magi a Cavallo dalla contrada vincitrice dell’asta verso la piazza della chiesa dove si svolge la recita. Ogni anno tra gli attori c’è qualche ricambio per favorire la trasmissione dei ruoli da una generazione all’altra, in effetti non è raro il caso di interpreti che hanno fatto diversi personaggi in base all’età, ci sono anche alcuni di casi di “carriera” interpretativa partita con il ruolo di pastorelli per arrivare a interpretare i Magi.
La sacra rappresentazione da molti anni si svolge sulla piazza della chiesa tra i due punti focali del racconto, da una parte il sontuoso palazzo di Erode e della sua corte con l’impressione della potenza e del fasto, e dalla parte opposta la semplice capanna della natività con Maria, Giuseppe e il Bambino. Tutta la rappresentazione dura circa un’ora.
Alle 18 si celebra la S. Messa della solennità dell’Epifania, a volte presieduta dall’Arcivescovo, cui segue un concerto di musiche e canti natalizie. I fuochi d’artificio concludono di norma la festa.