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Dalla prima pagina

Editoriali

Torna il tempo delle facce. Non puoi sfuggire: sono lì che ti guardano, ti scrutano ammiccanti, promettono, auspicano, sentenziano. Sono i volti dei candidati politici, tutti accompagnati da slogan mediamente banali, taluni così stupidi che non consentono nemmeno di strapparti un sorriso. Votami, sceglimi, scrivimi, aspettami, si sovrappongono l'uno con l'altro in un looping estenuante, tutti più o meno sorridenti, eleganti, garbati, cortesi, molto vicini a noi. Dai tabelloni infissi sui marciapiedi a perenne disprezzo dell'arredo urbano, ai mega seipertre, ai camion tappezzati, ai veicoli pubblicitari, tutti spendono denaro per investire in se stessi (e sono botte da decine di migliaia di euro...). Chi non può si rassegna a ricoprire con la propria effige qualche vecchio muro, le già degradate pensiline dei pullman, i cassonetti della spazzatura, i pali dell'illuminazione, qualche sovrappasso stradale. Sono i candidati, i futuri rappresentanti del popolo, la massima espressione della cultura politica italiana, tutti indistintamente convinti che solo con l'immagine e lo sfoggio dei denti ritoccati dal photoshop si possa essere in grado di aiutare l'elettore a compiere la difficile scelta. Quanti di voi, amici lettori, si faranno condizionare dalla migliore grafica? Quanti coglieranno il senso della frase affannosamente ponderata da un improvvisato pubblicista? Io voterò invece per una persona e non per un faccione, voterò un ideale e non uno spot, continuerò a credere in ciò in cui ho sempre creduto. Non è facile, certo, ma si può ancora fare. Una grande amarezza però accompagnerà la mia scelta: neanche un candidato presente sulle Treterre di Talsano-Lama-San Vito parla di "Autonomia". Ma tutti sono pronti a "difendere" il territorio, a "promuovere" il territorio, a "sostenere la crescita" del territorio. Si riferiscono al territorio tarantino, sul quale continua l'agonia di una periferia abbandonata, priva di orgoglio e dignità, trascurata principalmente dalla politica e dai politici, troppo occupati a difendere le poltrone piuttosto che lottare per la giusta indipendenza delle Treterre: il "nostro" vero territorio.

C. Liaci

IL PRIMO DECENNIO DEL 2000
Si è chiuso il primo decennio di quel Duemila tanto vagheggiato, atteso, romanzato, auspicato quale portatore di nuove idee e di nuova vita. Per i giovani degli anni settanta pareva lontanissimo, irraggiungibile, inarrivabile. Ciò derivava dal fatto che tanti di noi si ritenevano idealmente e presuntuosamente immortali: il futuro poteva attendere. Oggi quel futuro è alle nostre spalle (mi riferisco alla generazione dei cinquantenni e più), e ci accorgiamo di avere attraversato per inerzia una fitta nebbia, trovandoci di fronte certamente non un cielo sereno...
Un esempio per il nostro territorio? Ci asfaltano dopo decenni un paio di strade ma tutto il resto del sistema viario è ridotto ad un insieme di carrettiere, il nostro mare è avvelenato, l'aria è ammorbata dai veleni industriali, gran parte del territorio è senza fogne e senza acqua potabile, senza rete di canalizzazione acque bianche, il sistema di raccolta rifiuti è pessimo, le discariche spontanee aumentano, quando piove ci allaghiamo, non c'è turismo, non c'è commercio, gli artigiani chiudono bottega, l'agricoltura non esiste più, i politici pensano solo alla loro poltrona.
E' questo che volevamo? Se non lo è, quanto abbiamo combattuto perchè non lo fosse? E se abbiamo combattuto in quanti lo abbiamo fatto realmente? Sì, lo so, non è con le domande retoriche che si smuovono le coscienze, ma gli interrogativi scaturiscono in sincrono con il respiro, in alternanza con il battito del cuore, non si possono soffocare.
All'inizio del 2001 nasceva l'Associazione Treterre: con me c'erano persone per bene, Vito Pascale, Pasquale Musio, Leonardo Mongelli, e poi Sandro, Mimmo, Franco, Emidio, Cinzia, Salvatore e tanti altri che dichiaravano per la prima volta al mondo il loro amore, quello per la propria terra di Talsano, di Lama, di San Vito. Un gruppo di romantici vecchio stile, personaggi da film in bianco e nero, portatori sani di principi e di valori, di rispetto per gli alberi ed il mare, di speranza per un futuro che sarebbe stato vissuto da altri più giovani di noi, dai nostri stessi figli. Abbiamo lottato, sì, posso affermarlo con orgoglio, ma abbiamo perduto. E ci siamo persi nei rivoli di stupide rivalse, nella banalità che probabilmente il vivere quotidiano ci propina quale metastasi di una malattia inguaribile: l'indifferenza.
L'Associazione Treterre proponeva il referendum per l'Autonomia di una Comunità indolente che vive sopra un Territorio meraviglioso, ma i politici (gli stessi che hanno portato al disastro la città di Taranto e alcuni dei quali oggi riaffiorano in forza della nativa arroganza) ci hanno negato di esistere. Qualcuno ci pensa ancora (è vero caro amico sconosciuto Sante?), ci crede ancora, e soffre in silenzio. Crispiano autonoma novanta anni fa, Statte da tre lustri, e noi (che un secolo fa possedevamo la dignità di un libero paese), noi di Talsano, Lama e San Vito continuiamo a chiedere la rete fognante, l'acqua e le strade... Nel prossimo anno andremo ancora a verificare le promesse elettorali di questo o quel politico, scarichi di qualunque volontà, pronti ad elemosinare e ad essere nuovamente ingannati. Cari Amici, voglio sperare che la nostra migliore gioventù si accorga finalmente di quanto gli scorre intorno e che voglia agire democraticamente, con lucidità. Che possa dimostrare le proprie qualità, che voglia impegnarsi concretamente, che comprenda quanto possa essere importante credere nel luogo dove si è nati o vissuto, che faccia tutto ciò con amore. Lo stesso amore per la nostra terra che noi "vecchi" non abbiamo mai tradito. Auguro a tutti Voi con sincero affetto un migliore anno nuovo.

Costantino Liaci

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